I CAN SING A RAINBOW

Ovvero ecco una scusa per parlare di COLORI!

La cosa BELLA di essermi decisa ad aprire un blog è che decido io di cosa scrivere. La sfida è sperare che interessi anche a voi, ma nella peggiore delle ipotesi: faccio esercizio di scrittura!

Come una testata seria, ho diviso per categorie gli argomenti da trattare. Curiosi di sapere quali? Un appuntamento che diventerà fisso è quello con ERA UNA CASA MOLTO CARINA. Le avventure dei suoi abitanti, uno più strano dell’altro, stanno per tornare in particolare un certo fantasma… Poi ci saranno, e qui vi dico solo i titoli altrimenti che gusto c’è?!?, ho trovato le PAROLE, le PRIMULE, le INSPIRATIONAL ESCAPES e l’ultima è quella che inauguriamo oggi. Vi presento: 

I CAN SING A RAINBOW

Appuntamento in cui cercherò di fornire prove concrete alla confessione fatta nel titolo: io l’ARCOBALENO lo so CANTARE (e anche disegnare)!

Gran parte del mio lavoro ruota attorno ai COLORI: mescolarli, sfumarli, come accostarli, colori pastello, colori forti… e se un colore non ti piace che fai? Lo levi dalla tua tavolozza?

Tempo fa una domanda mi ha colto alla sprovvista:

Qual è il colore che ti piace di MENO?

E prima di poter riflettere avevo già risposto: l’ARANCIONE. Questa risposta ha coinciso ( e coincide tutt’ora) con l’entrata nella mia vita di un amante di questo colore.

arancio_drops_mini

Ho cominciato a ricevere regali ARANCIONE, lui ha continuato a ricevere regali ARANCIONE, abbiamo comprato oggetti ARANCIONE, si sono rotte le sue scarpe ARANCIONE. Nonostante questo io alla domanda

“Qual è il colore che ti piace di MENO?” 

continuavo a rispondere: ARANCIONE.

Poi ho scoperto l’autunno e come fai a viverlo senza ARANCIO? Niente zucche, niente foglie che cadono, niente vellutata di carote, niente cachi (vabbé senza cachi si può vivere), insomma non è più AUTUNNO!

Così ho iniziato a mettere il VIOLA vicino all’ARANCIONE e niente…me ne sono innamorata! E allora se oggi mi chiedete:

“Qual è il colore che ti piace di MENO?” 

Io rispondo…

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E a te, quale colore piace MENO? Svelamelo qui o nei commenti e magari sarà il prossimo di cui scriverò…

IT’S FATHER’S DAY

Ovvero è la festa del papà ovunque, ma non in Italia

 

Ci sono tante definizioni della parola padre quante persone su questa terra.

Si può essere padre sottovoce,

si può essere padre senza avere legami biologici con i figli,

si può essere padre senza essere di sesso maschile,

si può essere padre rispondendo solo al richiamo di papà,

si può essere padre mostrando le proprie debolezze,

si può essere padre sbagliando,

si può essere padre non essendo presenti,

si è padre anche quando non si vuole ammetterlo…

 

Padre è solamente una parola, sta ad ognuno di noi riempirla di significato.

Io ho riempito la mia.

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Se volete farlo anche voi potete scaricare la scritta qui.

Se vuoi sapere quale metodo ho usato per riempire la mia scritta, scrivimi, te lo dico volentieri!

ERA UNA CASA MOLTO CARINA…

Ovvero: il mondo in un palazzo

Abito in una casa che vista da lontano ha il tipico stile parigino, ma avvicinandoti vedi che non è come le altre. Abito al 5° piano, l’unico con dei poggioli. Il mio é l’unico con le piante vive.

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Non è la casa dove sono nata, non è neanche la prima in cui mi sono trasferita, non sarà neanche l’ultima. Ci sono arrivata grazie a viaggi, traslochi, incontri, scelte. Ma di questo parleremo un’altra volta.
Abito in un edificio ricco di vita, di stranezze, di lingue e di abitudini diverse. Dietro ogni porta si nascondono universi inaspettati, alcuni un po’ inquietanti, altri intensamente teneri. Qualcuno ha voglia di parlare, altri salutano nella loro lingua e io sorrido cercando di indovinarne la provenienza. In alcuni mi ci riconosco, in altri poco, ad altri ancora vorrei chiedere cosa cucinino di così profumato.

Abito in una casa dove il fuori non mi rappresenta, ma il dentro sì.

Sono io, siamo noi. Per la prima volta, siamo entrati in un appartamento vuoto e gli abbiamo dato forma con oggetti, colori e tessuti che abbiamo scelto con cura. Abbiamo portato con noi il profumo della lavanda, la clessidra per scandire il tempo e il nostro quadro. Il risultato ci fa stare bene, la chiamiamo casa e questo ci piace.

Abito dove ogni piano, ogni porta racchiude valori, vite e sentimenti diversi. Io abito qui, ma chissà dove abitate voi.

Le case, gli appartamenti sono tutti diversi, ma i sentimenti che li abitano? Quelli si riconoscono, si condividono, si scansano.
Dal sentimento di casa, di chez soi, di home nasce l’idea del progetto “Era una casa molto carina”, ovvero il titolo di una canzoncina che canto spesso nella mia testa e ad alta voce. Un viaggio alla scoperta della casa, della mia, di quella degli elefanti del piano di sopra e della cuccia di quello di sotto. Piano dopo piano, porta dopo porta, vi presenterò gli inquilini di questa CASA molto CARINA, forse vi ricorderanno qualcuno, ci sarà un po’ di me, un po’ di voi, tanto di loro e qualcosa anche di nessuno.
Ogni incontro sarà un bouquet composto da:

  • un post scritto;
  • una illustrazione;
  • un invito rivolto a voi.

>>Attenzione sorprese possibili<<

Pronti per questo viaggio? Se lo siete vi direi di suonare il campanello, ma siamo a Parigi e per entrare serve il codice. Io ve lo dò volentieri, CHIEDETEMELO qui.