Ci metto la faccia

Ovvero: scrivere nero su bianco quello che sto facendo

Questo è per me un post difficile da scrivere. Devo rispondere ad alcune domande, non per gli altri, ma per me stessa, per rendere più vero quello che mi frulla in testa.

Che lavoro fai? Mi piacerebbe rispondere in maniera vaga (come ho fatto fino ad ora), ma no, cerco parole precise. Illustratrice, artista, storyteller, creativa, freelancer… Nessuna di queste etichette mi soddisfa e questo destabilizza me e gli altri. Concretamente in questo periodo sono in CREAZIONE D’IMPRESA. A partire da ottobre, e fino alla fine dell’anno, seguirò un percorso di accompagnamento pensato per chi come me è sempre stato assunto e mai datore di lavoro. Cercherò d’imparare da chi ne sa più di me a gestire entrate ed uscite, a comunicare nel modo giusto, a fare fatture, insomma troverò il modo di far convivere l’Alessia artista con l’Alessia imprenditrice.

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Quindi disegni? Scrivi? Sì e sì. Spesso le mie illustrazioni sono composte da disegni e scritte. Cerco di dar risalto ad entrambi, in modo che i disegni siano una cassa di risonanza per le parole e viceversa. La missione di Drops Of Primroses è tradurre in colori, parole e disegni i sentimenti miei e di chi me lo concede. Mi piace parlare di primule quando mi riferisco alle mie creazioni, ambiscono ad abbellire le nostre vite come lo fanno i fiori. Ogni creazione firmata Drops Of Primroses è messaggera di bellezza, dolcezza e stupore. Scelgo con cura le citazioni da usare, chi le ha dette, che messaggio portano con loro e quali emozioni suscitano? Ogni primula è fatta con il cuore, con l’intenzione di regalare un attimo di serenità, di strappare un sorriso, di far riflettere.

Che ne fai dei tuoi disegni? Entro fine ottobre lancerò la prima collezione della linea di CARTOLERIA di Drops Of Primroses!!! Si chiamerà DROPS ON PAPER e sarà disponibile su Etsy o contattandomi in privato per conoscere i metodi di distribuzione alternativi. Per ora ho ricevuto i PRIMI test di stampa e dobbiamo migliorare un po’ di cose. Spesso le scritte escono esitanti, si vede troppo il tratto tremolante della mano, il che fa troppo principiante e non mi piace. Stiamo studiando il caso. Potete farvi un’idea dello stile di Drops On Paper grazie alle foto che addobbano questo post e a quelle che pubblicherò qui. Ritornando alle primule, mi piace molto lavorare su commissione. Interpretare la richiesta di chi mi chiede di tradurre su carta i propri sentimenti è una sfida che mi emoziona e destabilizza ogni volta. Mi obbliga ad ascoltare per davvero, a mettere me stessa da parte e a lasciar parlare i colori, i disegni, le parole.

la gente che non sogna

Tre domande con tre risposte sono abbastanza per ora, sento di aver detto il necessario. Manca solo una cosa, devo dire GRAZIE. Se sono arrivata a questo punto, un grazie va detto a:

  • Giada Carta per la cura Soulful Business che sto facendo proprio in questi giorni;
  • Katherine Dubourdieu per i suoi consigli, le sue domande e gli atelier di arte-terapia per corrispondenza;
  • il gruppo di lavoro nato dopo la partecipazione al corso INSTAFAIGA. Le analisi che le altre ragazze hanno fatto del mio feed su Instagram sono spunti importanti che mi hanno obbligato a rimettermi in gioco e a decidere di metterci la faccia;
  • le persone che in questi mesi mi hanno chiesto di creare qualcosa per loro. Grazie a chi mi ha dato carta bianca, a chi mi ha fatto una richiesta precisa, a chi ha condiviso con me un’idea o una frase, a chi mi ha inviato una cartolina, a chi mi manda foto da cui prendere spunto…

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Davvero tu avresti altre domande? Se pensi potrebbero interessare anche qualcun altro, scrivimi qui e magari prossimamente rispondo qui.

 

 

 

“ A journey of a thousand miles begins…

… with a single step” Lao Tzu

OVVERO L’INIZIO DI UNA (la mia)  STORIA DI LAVORO

Tutto ha un inizio: nascita, incipit, alba. L’inizio di cui vi parlo oggi è quello lavorativo. Più in particolare della mia scelta di creare uno spazio mio, dove devo essere capo e manovale, dove sono obbligata a metterci la faccia. La cosa più difficile? Il primo passo.

Poco importa COME si compie questo primo passo. Può essere in punta di piedi, una capriola all’indietro o un salto ad occhi chiusi. L’importante è farlo. Rappresenta l’inizio della mia/tua/nostra carriera di lavoratori indipendenti. Il mio primo passo verso il lavoro autonomo è stato inaspettato. Quel qualcosa che fai, ma di cui non vorresti lasciare traccia così, se va male, non se ne accorge nessuno e invece…
ti senti a tuo agio, ti piace, continui.

Il mio primo passo è stato così:

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Me lo ero immaginato così:

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Ma avrebbe anche potuto essere stato così:

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Certo per riuscire a fare il primo passo bisogna conoscere i propri sogni, quelli veri, quelli solo nostri. Sembra facile, ma non lo è. Ci ho messo un po’ a colorare i miei. Mi sembravano troppo fantasiosi, irrealizzabili e troppo poco comuni. Solo al secondo tentativo sono riuscita a concedermi il diritto di provare a fare il mio primo passo. La prima volta non ce l’ho fatta. Mi sono arresa e ho accettato un lavoro da dipendente che mi sembrava il giusto compromesso e lo è stato per un po’. La vita poi mi ha offerto l’opportunità di cambiare città e io ci ho letto un segno. Questo mi ha dato il coraggio di fare il MIO primo passo.

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Ancora oggi quando parlo del mio progetto premetto, mettendo le mani ben avanti, che: “È ancora tutto molto fluo, non so ancora bene come farò a fare questo, a presentare quest’altro, in che lingua scriverò…” . Tutto nuovo, tutto da costruire, tutto da imparare e tutto così maledettamente lento. Più ne parlo, più mi confronto, più le idee prendono forma, più diventano reali, ma non ancora così reali da presentarle con lo stile che meritano.
Magari fosse sufficiente parlarne, invece la chiave è nel FARE. Hop, hop, hop bisogna creare le condizioni per la realizzazione del progetto. In questa fase fate attenzione all’auto-sabotaggio. Per come NON fare chiedete pure a me. (IN)consciamente mi riempivo la giornata di cose da fare (tutte bellissime e spesso a servizio degli altri) e poi mi lamentavo di non avere il tempo di dedicarmi al mio sogno. Eh beh, mi sono dovuta legare alla sedia, scappo ancora ogni tanto, ma molto meno.
E poi…vai dritto per la tua strada. Cammina al tuo ritmo, anche se arriverai al primo traguardo quando saranno andati tutti via. Circondati di un team di supporters, saranno la tua pozione magica per trovare l’energia quando l’hai esaurita, la tua pacca sulla spalla nelle giornate in cui niente andrà secondo i piani e la voce onesta quando qualcosa “non s’ha da fare”.
Una volta arrivati qui, siamo pronti per il secondo passo. Il mio non so quando lo farò, ma mi preparo, ho già il piede destro alzato…

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E il TUO primo passo com’è stato? Hai saltato a piedi pari o avevi solo un occhio aperto? Ma soprattutto, se l’hai fatto da un po’, quali frutti hai raccolto? Me lo diresti in privato?

P.S. Io parlo del mio primo passo nel lavoro autonomo, ma in ogni aspetto della vita si fanno primi passi (in amore, in amicizia, in famiglia, in solitudine).