C’era una volta…

Dolci Primuline,

come state? Se mi seguite su INSTAGRAM avrete notato che lunedì scorso ho iniziato a raccontare una STORIA. Qui ho un po’ più di spazio e quindi voglio svelarvi qualcosa in più…

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La storia che ho cominciato a raccontare parte dal Natale. Sì, avete letto bene dal Natale. Circa un mese fa stavo cercando idee per la collezione natalizia di Drops Of Primroses, ma non ero SODDISFATTA. Cercavo un’idea che non ARRIVAVA. Sapevo di non voler creare dei “semplici” BIGLIETTI, sentivo che quest’anno il Natale di Drops Of Primroses sarebbe stato diverso.

Questo mi ha portato a CREARE in maniera diversa, a sperimentare un nuovo metodo, più LENTO ed introspettivo. Le primule natalizie quest’anno verranno da LONTANO ed allora ho deciso di iniziare fin da subito a raccontarvi il LORO viaggio.

Un viaggio che comincia da ME, dalla mia storia, dalle mie ispirazioni, le mie PAURE, i miei desideri. In questa prima lettera incontreremo le prime ISPIRAZIONI. Per il resto ci vuole pazienza, una PAGINA alla volta…

calvino_fiabeitalianeQuesta è una storia fatta di favole, dalle Fiabe Italiane raccolte da Italo Calvino. Questa storia deve molto a CALVINO, alla sua scrittura, al suo immaginario, alla sua generosità. Se sapete il francese vi consiglio di ASCOLTARE questa serie di Podcast dedicati proprio a Calvino in cui lo scrittore italiano è presentato sotto diversi punti di vista. Altrimenti qui Gian Luca Favetto ci parla delle Città Invisibili, un ottimo modo per avvicinarsi a questo libro così sorprendente. Una confessione: non ho letto tutto di Calvino. Al contrario, mi mancano ancora molti LIBRI. Alcuni (vedi Se una notte d’inverno un viaggiatore) li ho iniziati, ma NON terminati, altri non li ho mai avuti fra le mani. Li scopro uno alla volta, piano piano e periodicamente mi ritrovo a rileggere IL BARONE RAMPANTE.

Le altre FAVOLE che compongono questa storia sono quelle scritte ed illustrate da Beatrix Potter. Beatrix Potter è la creatrice di Peter Coniglio e di un universo fantastico ricco di colori, personaggi ed illustrazioni che fanno bene al cuore. Beatrix sapeva disegnare magistralmente la campagna inglese, i cottage, gli orti, gli scorci di giardini. Prendeva ispirazione da luoghi che conosceva e li rendeva MAGICI. I suoi personaggi sono unici, io mi sono INNAMORATA della maniera in cui veste i protagonisti delle sue storie, della cura nei dettagli, del suo TRATTO dolce, del suo umorismo nella SCRITTURA. Se non conoscete Beatrix Potter, qualche anno fa è uscito un film sulla sua vita.  Un film leggero, un ottimo modo per entrare in punta di piedi nel suo mondo. Più di ogni cosa però vi consiglio di fare la CONOSCENZA con quel monello di Peter Coniglio… verrà voglia anche voi di scappare dal Signor McGregor! ceraunavolta_dropsofprimroses.jpeg

Beatrix Potter è per me una fonte d’ispirazione continua e SOTTO numerosi punti di vista. Mi piace la sua indipendenza, il suo non aver paura di creare (per ogni tanto rifugiarvisi) un MONDO parallelo. Resto incantata dalla sua ricerca di BELLEZZA e dalla sua capacità di crearla. Recentemente ho scoperto che Beatrix inviava ai figli dei suoi amici dei biglietti natalizi scritti per conto di Peter Coniglio. Ho trovato questa IDEA bellissima, di una tenerezza infinita. Questa scoperta mi ha fatto sentire vicina a Beatrix, ha fatto nascere in me la voglia di PROVARCI, di tentare di far nascere utilizzando carta, penna e colori quell’UNIVERSO che da anni coltivo dentro di me.

Il terzo capitolo di questa storia si chiama Mauro Corona. A prima vista penserete: “Cosa centra Corona con Calvino e Beatrix Potter?” Quello che li lega è la scrittura, la conoscenza, la passione. Quello che li lega sono IO, la mia storia. Corona mi è servito per conoscere gli ALBERI, per capirne i caratteri, per sapere chi è GENEROSO, chi altezzoso, chi timido. Amo il modo che ha di DESCRIVERE le piante, il loro modo di essere, amo come le paragona a noi UOMINI. Ho appreso tanto dal suo libro “Le voci del bosco”, non smetterei mai di sfogliarlo. Proprio questa mattina ho aperto a caso una pagina di questo libro e mi sono ritrovata a leggere:

“Spesso mi sono chiesto perché gli alberi e gli uomini sono così diversi fra loro, e solo il tempo ha dato la risposta. Ho capito che tutto rientra nel gioco della vita e che in questo gioco sopravvivi se comprendi e accetti la tua più intima natura.”  

Ecco, ora capite perché anche LUI fa parte delle mie ispirazioni?

Questo capitolo della mia storia si ferma qui. Appuntamento qui settimana prossima per scrivere assieme un’altra pagina di questo viaggio.

Svelo un’ispirazione al giorno anche su Instagram. Le primule, le storie ed io vi aspettiamo lì.

Un abbraccio,

alessia 

 

 

 

 

“ A journey of a thousand miles begins…

… with a single step” Lao Tzu

OVVERO L’INIZIO DI UNA (la mia)  STORIA DI LAVORO

Tutto ha un inizio: nascita, incipit, alba. L’inizio di cui vi parlo oggi è quello lavorativo. Più in particolare della mia scelta di creare uno spazio mio, dove devo essere capo e manovale, dove sono obbligata a metterci la faccia. La cosa più difficile? Il primo passo.

Poco importa COME si compie questo primo passo. Può essere in punta di piedi, una capriola all’indietro o un salto ad occhi chiusi. L’importante è farlo. Rappresenta l’inizio della mia/tua/nostra carriera di lavoratori indipendenti. Il mio primo passo verso il lavoro autonomo è stato inaspettato. Quel qualcosa che fai, ma di cui non vorresti lasciare traccia così, se va male, non se ne accorge nessuno e invece…
ti senti a tuo agio, ti piace, continui.

Il mio primo passo è stato così:

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Me lo ero immaginato così:

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Ma avrebbe anche potuto essere stato così:

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Certo per riuscire a fare il primo passo bisogna conoscere i propri sogni, quelli veri, quelli solo nostri. Sembra facile, ma non lo è. Ci ho messo un po’ a colorare i miei. Mi sembravano troppo fantasiosi, irrealizzabili e troppo poco comuni. Solo al secondo tentativo sono riuscita a concedermi il diritto di provare a fare il mio primo passo. La prima volta non ce l’ho fatta. Mi sono arresa e ho accettato un lavoro da dipendente che mi sembrava il giusto compromesso e lo è stato per un po’. La vita poi mi ha offerto l’opportunità di cambiare città e io ci ho letto un segno. Questo mi ha dato il coraggio di fare il MIO primo passo.

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Ancora oggi quando parlo del mio progetto premetto, mettendo le mani ben avanti, che: “È ancora tutto molto fluo, non so ancora bene come farò a fare questo, a presentare quest’altro, in che lingua scriverò…” . Tutto nuovo, tutto da costruire, tutto da imparare e tutto così maledettamente lento. Più ne parlo, più mi confronto, più le idee prendono forma, più diventano reali, ma non ancora così reali da presentarle con lo stile che meritano.
Magari fosse sufficiente parlarne, invece la chiave è nel FARE. Hop, hop, hop bisogna creare le condizioni per la realizzazione del progetto. In questa fase fate attenzione all’auto-sabotaggio. Per come NON fare chiedete pure a me. (IN)consciamente mi riempivo la giornata di cose da fare (tutte bellissime e spesso a servizio degli altri) e poi mi lamentavo di non avere il tempo di dedicarmi al mio sogno. Eh beh, mi sono dovuta legare alla sedia, scappo ancora ogni tanto, ma molto meno.
E poi…vai dritto per la tua strada. Cammina al tuo ritmo, anche se arriverai al primo traguardo quando saranno andati tutti via. Circondati di un team di supporters, saranno la tua pozione magica per trovare l’energia quando l’hai esaurita, la tua pacca sulla spalla nelle giornate in cui niente andrà secondo i piani e la voce onesta quando qualcosa “non s’ha da fare”.
Una volta arrivati qui, siamo pronti per il secondo passo. Il mio non so quando lo farò, ma mi preparo, ho già il piede destro alzato…

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E il TUO primo passo com’è stato? Hai saltato a piedi pari o avevi solo un occhio aperto? Ma soprattutto, se l’hai fatto da un po’, quali frutti hai raccolto? Me lo diresti in privato?

P.S. Io parlo del mio primo passo nel lavoro autonomo, ma in ogni aspetto della vita si fanno primi passi (in amore, in amicizia, in famiglia, in solitudine).