Una strada molto carina

Le finestre della Casa Molto Carina si affacciano su due strade diverse. Una MOLTO CARINA, tranquilla, poco trafficata, in cui si può camminare in mezzo alla carreggiata anche quando si è distratti e un’altra più COLORATA, confusionaria, dove PROFUMI di vari paesi si mescolano creando fragranze inaspettate. La stradina MOLTO CARINA è la PROTAGONISTA di questo capitolo della storia, della strada MOLTO colorata vi parlerò nella prossima puntata. La stradina MOLTO CARINA è breve, insignificante direbbero molte persone. Ma non per gli abitanti della CASA MOLTO CARINA. loro ne hanno scoperto le BELLEZZE. Alcune devono restare segrete, altre invece meritano di essere condivise e allora…buona passeggiata!


Prima fra tutte le meraviglie è l’agenzia immobiliare più BELLA al mondo. Da qualche mese è la casa di due bei micetti arancioni che, specialmente nel weekend, tengono SPETTACOLO in vetrina. Sono due fratellini giocherelloni che rallegrano le giornate lavorative dell’equipe e strappano un SORRISO ai passanti stupiti. lastradina_drops Poco più avanti, sull’altro lato del marciapiede, c’è un negozio che vende e affitta stoviglie vintage. Sì, avete letto bene, STOVIGLIE VINTAGE. Piatti, bicchieri, posate di un’epoca lontana e tutte con una storia da raccontare. Anche la vetrina profuma di PASSATO con il suo vetro dalle sfumature verde bottiglia. All’interno s’intravede una radio Minerva d’epoca, un vaso di FIORI secchi e un tavolo scrostato, ingombro di carte. All’inizio non riuscivo ad IMMAGINARE in quale occasione avrei potuto aver bisogno di un piatto d’epoca, non trovavo risposta. Il bello della stradina MOLTO CARINA è anche questo: stimola la FANTASIA e oggi ho mille IDEE, una più pazza dell’altra, e tutte hanno come elemento essenziale un piatto o una forchetta ANTICA! vaisselle_drops.jpeg Ma per scoprire la vera MAGIA di questa stradina bisogna camminare ancora un po’. La magia si sa, non si fa trovare facilmente e, molto probabilmente, al vostro primo passaggio non si farà vedere per niente. La MAGIA nella stradina MOLTO CARINA ha la SAGOMA di un signore di mezza età, che indossa un CAMICE come quello dei dottori, ma dottore non è. Lo si vede entrare dalla porta ROSSA, verniciata di recente, ma non abita in quella casa. NO, lui si dirige al piano TERRA dove ha creato il suo laboratorio. Ogni tanto ci permette di vederlo, ma questo succede solo nei giorni in cui alza la PICCOLA, ma solida serranda che si affaccia sulla stradina MOLTO CARINA della Casa Molto Carina. E cosa fa in questo laboratorio? Ripara scarpe? Dipinge? Esperimenti chimici? No, lui inventa preparazioni naturali. Lavora con l’aloe vera, con gli oli essenziali, con gli estratti di piante e crea quello di cui hai bisogno. Mescola gli ingredienti e il risultato è spesso SORPRENDENTE. Lui inventa la crema per te, con il profumo che piace a te e soprattutto per risolvere quel problemino che… Il signore con il camice è un creatore di CREME e lavora nel luogo più profumato, ordinato e ricco che ci sia. Non lo senti anche tu il profumo di lavanda?


Se passate dalla stradina MOLTO CARINA seguite gli INDIZI (la vetrata verde bottiglia, i micetti in vetrina, la porta rossa) e non ve ne pentirete, alcuni incontri non ci abbandonano mai! E come sarà la seconda strada, quella tanto COLORATA? Assomiglierà alla prima? No, sono vicine, ma estremamente diverse. La strada tanto COLORATA vi attirerà con i suoi colori, PROFUMI, discorsi, ma non subito, si svelerà il mese prossimo, nella prossima avventura de “Era una casa molto carina” Se ti sei perso gli altri capitoli di questa STORIA in immagini, parole e colori puoi leggerli qui, qui e qui!

Fuoco, fantasmi e 4° piano

Ovvero quanto siamo ciechi!

Per la seconda volta nella mia vita mi sono resa conto di quanto parziale possa essere la nostra percezione del mondo.

La prima volta è stata a Marsiglia. Ho un colloquio, ci vado e vedo solo quanto sia bello, scintillante, lucente, curata l’interno della sede. Non mi accorgo del fuori. Non vedo la sporcizia per la strada, il degrado del quartiere, la povertà delle persone.

La seconda è stata a Parigi. Non l’ho visto io, ma non l’ha visto neanche lui. Visita lui l’appartamento, mi mostra delle foto fatte male, ma io mi innamoro lo stesso. Lo visitiamo assieme e il sentimento non cambia. OK, traslochiamo. Saliamo quei 5 piani almeno 100 volte, scatoloni, mobili, spesa. Ci installiamo.

fuoco

Un giorno passeggiando per strada mi trovo ad osservare il palazzo da fuori. Il 4° piano è nero, sventrato. Ma siamo sicuri di abitare lì?

Ho altro per la mente, me ne dimentico.

Tempo dopo sto salendo le scale, passano i piani e il mio sguardo s’imbatte in una porta nera. NERA? Un contrasto rispetto alle altre, di quel dolce celeste pastello.

Così quel pomeriggio ho incontrato Messer Foco. L’esibizionista, quello che ama farsi notare, quello che se non gli vai a genio ti butta fuori di casa.

Lui pensava di aver raggiunto l’obiettivo e invece se ne sono andati tutti tranne uno:

François de Castel, il fantasma del 16.

C’è molto da dire su Monsieur François e merita un racconto tutto per lui quindi per ora ve lo presento così, ma presto lo conoscerete meglio, promesso!

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E voi l’avete mai visto un fantasma? Anche casa vostra ha un ospite inaspettato? La raccontate anche a me la sua storia?

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>>Questo post fa parte del progetto “Era una casa molto carina”, il viaggio cominciato qualche mese fa alla scoperta degli abitanti di un palazzo particolare, la CASA molto CARINA, appunto. Ti sei perso una puntata? Non preoccuparti, ti aspetta qui.<<

 

LIFE IS LIKE A STAIRCASE…

Ovvero la vita è come una scala? 

In una casa senza ascensore, non ci sono alternative: bisogna prendere le scale!

I modi per salirle o scenderle sono infiniti: c’è chi conta i gradini, chi li fa a due a due, chi non molla il corrimano per paura di cadere, chi comunque preferirebbe un ascensore, chi corre così forte che si vede solo la sua ombra, chi le usa per chiacchierare, chi le pulisce, chi le sporca, chi le costruisce…

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Il processo di costruzione di una scala è estremamente affascinante. È una metafora della vita: gradino dopo gradino, passo dopo passo ci si costruisce come persona e si sale. Dalle scale si può anche scendere, o cadere, fortunatamente c’è il corrimano per rialzarsi, quindi niente di grave, un bel respiro e si è di nuovo in piedi. Scriverlo è facile, viverlo un po’ diverso.

Le scalinate maestose in marmo, le complicate scale a chiocciola, le poco stabili scale a pioli, le scale fai da te (che spesso sono una sedia)… quanti tipi di scale esistono? Le mie preferite sono le scale a chiocciola di legno, scricchiolanti, quelle che stanno bene in un castello infestato dai fantasmi.

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L’aspetto più intrigante delle scale sta però nell’abilità di alcune di loro di avere gradini non armoniosi, di altezze e profondità diverse. Quelle per cui fai il gradino sempre con lo stesso piede o devi variare la lunghezza dei tuo passi per non cadere. Adoro questi scherzi fatti da progettisti e operai..permettono di tenere sempre alta l’attenzione. Mi piacciono meno invece le scale a sbalzo, quelle che se guardi giù vedi solo il vuoto, ma spesso percorrendole si arriva alle mete più impreviste e sorprendenti

 

“Gli errori sono solo gradini della scala.”

Paul J. Meyer

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È quindi necessario sbagliare? Ho sempre pensato di no, ma sto cambiando idea… sbaglierò?

BOÎTES AUX LETTRES

Nella “CASA MOLTO CARINA” le cassette delle lettere sono tutte all’entrata, grigie, impersonali. Alcune hanno ancora i nomi di inquilini partiti prima che arrivassimo noi, altre sono così piene che probabilmente anche il postino ha smesso di usarle. In generale però danno una sensazione di degrado, come se nessuno si curasse di loro. Io invece alla mia ci tengo, è stata la custode di molte parole che mi hanno fatto del bene, di documenti che aspettavamo e ovviamente anche di qualche doccia fredda. Grigia resta grigia, ma il mio nome è un riflesso di me, un arlecchino ancora più colorato.lettere_DropsOfPrimroses.jpg

Ogni volta che apro la mia buca delle lettere sono in fremito…e se ci fosse una sorpresa? Generalmente trovo pubblicità di palestre, di agenzie immobiliari o di ristoranti di sushi, ma qualche volta la sorpresa c’è e allora dimentico tutti i giorni di delusioni. Una cartolina di un’amica passata per la Spagna, l’avviso che un pacco mi aspetta alla posta o la lettera di quella mia amica che ogni volta decora la busta con una delicatezza da farmi restare senza fiato.boite_aux_lettres_DropsOfPrimroses

Le altre cassette restano però piatte, tristi. Ogni tanto ho pensato di mettere un cuoricino, un fiore, una parola in una delle cassette che mi sembrano più tristi e penso sia giunto il momento di farlo. Magari passerà inosservato o si perderà fra la marea di carte oppure strapperà un sorriso o uno sguardo di interrogazione.. ah quanto vorrei essere nei paraggi e intercettare quello sguardo!

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Ecco queste tre primule partiranno verso tre cassette delle lettere della CASA MOLTO CARINA, così diventerà più carina.

E la vostra cassetta delle lettere, com’è? Avete voglia di diffondere primule? Se sì, ho una piccola cosina per voi, scrivetemi qui.

ERA UNA CASA MOLTO CARINA…

Ovvero: il mondo in un palazzo

Abito in una casa che vista da lontano ha il tipico stile parigino, ma avvicinandoti vedi che non è come le altre. Abito al 5° piano, l’unico con dei poggioli. Il mio é l’unico con le piante vive.

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Non è la casa dove sono nata, non è neanche la prima in cui mi sono trasferita, non sarà neanche l’ultima. Ci sono arrivata grazie a viaggi, traslochi, incontri, scelte. Ma di questo parleremo un’altra volta.
Abito in un edificio ricco di vita, di stranezze, di lingue e di abitudini diverse. Dietro ogni porta si nascondono universi inaspettati, alcuni un po’ inquietanti, altri intensamente teneri. Qualcuno ha voglia di parlare, altri salutano nella loro lingua e io sorrido cercando di indovinarne la provenienza. In alcuni mi ci riconosco, in altri poco, ad altri ancora vorrei chiedere cosa cucinino di così profumato.

Abito in una casa dove il fuori non mi rappresenta, ma il dentro sì.

Sono io, siamo noi. Per la prima volta, siamo entrati in un appartamento vuoto e gli abbiamo dato forma con oggetti, colori e tessuti che abbiamo scelto con cura. Abbiamo portato con noi il profumo della lavanda, la clessidra per scandire il tempo e il nostro quadro. Il risultato ci fa stare bene, la chiamiamo casa e questo ci piace.

Abito dove ogni piano, ogni porta racchiude valori, vite e sentimenti diversi. Io abito qui, ma chissà dove abitate voi.

Le case, gli appartamenti sono tutti diversi, ma i sentimenti che li abitano? Quelli si riconoscono, si condividono, si scansano.
Dal sentimento di casa, di chez soi, di home nasce l’idea del progetto “Era una casa molto carina”, ovvero il titolo di una canzoncina che canto spesso nella mia testa e ad alta voce. Un viaggio alla scoperta della casa, della mia, di quella degli elefanti del piano di sopra e della cuccia di quello di sotto. Piano dopo piano, porta dopo porta, vi presenterò gli inquilini di questa CASA molto CARINA, forse vi ricorderanno qualcuno, ci sarà un po’ di me, un po’ di voi, tanto di loro e qualcosa anche di nessuno.
Ogni incontro sarà un bouquet composto da:

  • un post scritto;
  • una illustrazione;
  • un invito rivolto a voi.

>>Attenzione sorprese possibili<<

Pronti per questo viaggio? Se lo siete vi direi di suonare il campanello, ma siamo a Parigi e per entrare serve il codice. Io ve lo dò volentieri, CHIEDETEMELO qui.